LE LACRIME DELLA PROSTITUTA

Sono passati più di 50 anni da quando la Patria mi aveva chiamato per svolgere il servizio militare di leva allora obbligatorio per i maschi che arrivati alla fatidica età di 21 anni erano considerati maggiorenni e quindi pronti a servire l' Esercito italiano. Dopo un primo esame presso il Distretto militare di Trento i dottori addetti ad esaminare le reclute dei coscritti del 1951, decisero che necessitavo di ulteriori e più approfonditi esami per stabilire se ero abile al servizio militare. Così assieme a molti altri miei coetanei fummo accompagnati da un militare in treno all' ospedale militare di Verona. Nei lunghi intervalli di tempo che intervallavano le visite mediche eravamo liberi di uscire ed andare e visitare la città scaligera. E' risaputo che dove ci sono caserme con dei giovani militari le zone circostanti pullulano di prostitute con i loro protettori pronti a difendere i loro interessi frutto dello sfruttamento del corpo di quelle poverette e proprio verso una di queste giovani donne che si accanì un ragazzo ospite anche lui dell' ospedale militare, con una volgarità degna dei peggiori film erotici, seguirono provocazioni verbali, derisioni ed insulti nei confronti della ragazza che tentava invano di allontanarsi sempre seguita dall' energumeno che la insultava. La giovane si era seduta in lacrime su una delle panchine della piazza con la testa tra le mani continuando a piangere mentre il ragazzo indifferente al dolore della donna continuava con il suo repertorio di insulti e provocazioni. Forse richiamato dalla catena invisibile della solidarietà tra quelle sventurate figlie di un Dio minore, comparve sulla scena di quella tragedia umana un protettore, un pezzo d' uomo dalle mani come una pala e dai muscoli generosi che subito chiese alla donna in lacrime chi fosse colui che la importunava. La ragazza indicò il giovane e tra le lacrime affermò : - quel pezzo di merda lì - l' uomo si diresse decisamente verso l' accusato e lo apostrofò con queste dure parole in dialetto veronese : - vuto morir ? En du minuti ti si bel e morto ! - ciò detto gli apioppò un ceffone che lo fece rotolare a terra come un birillo dandogli così una lezione di buona educazione che avrebbe ricordato a lungo. Ricordo ancora il nome di quel ragazzo con disprezzo, ma sopratutto mi è rimasto nella mente e nel cuore l' immagine di quella Maddalena piangente, quelle lacrime di donna ferita ed umiliata nella sua dignità di essere umano da un suo simile che la riteneva inferiore e ciò lo autorizzava a trattarla nel modo che ho descritto.

Bruno Agosti